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Qui principia la Storia di Elza la bella e della sua terribile comitiva, scritta in versi languidi e scolorati. La storia è per se stessa un'invenzione rozza e di poco merito; eccone il sunto.
Elza, od Elisabetta, era figlia di un potente barone alemanno. È superfluo il dire come ella avesse tutte le perfezioni di un'eroina di romanzo. Elza s'innamorò di un giovine cavaliere, per nome Ermano, prode ma povero. I due amanti si giurarono fede oltre la tomba. Il padre di Elza non volle dare la figlia in isposa ad Ermano, reputando che una buona spada e un bel volto non bastassero a mantenere con isplendore una moglie. Ermano delibera di andare, da cavaliere errante, in cerca di avventure, che lo rendano meritevole di Elza agli occhi del padre di lei, il quale concede due anni di dilazione alla figlia. Nell'intervallo, molti cavalieri, disperati di non poter farsi amare da Elza, passano in terra santa, e vi trovano la morte, sempre sospirando per la donna de' loro pensieri. Trascorsi i due anni, il padre di Elza vuol costringerla alle nozze. In quel mentre uno scudiere di Ermano le reca una lettera in cui l'infedel cavaliere, scrivendole dalla Spagna, con orgogliosa ironia le dice ch'è vicino a prendere un'altra moglie, e la scioglie dalla fede giurata. Angosciata n'è la fanciulla, non pertanto ricusa le nozze propostele dal padre. Questi la fa rinserrare nel fondo di una torre. Elza che avea portato con se in prigione, nascosta fra' veli, la spada di Ermano, con essa si uccide. Un mostruoso pipistrello (Vespertilio spectrum di Linneo) piomba sulla spada, ne sugge il sangue, e la reca in cima alla torre. Si fanno le esequie all'infelice Elza, ma nel mezzo della notte ne sparisce il cadavere, mentre i custodi sono presi da un prodigioso sonno. In quell'istesso punto di mezzanotte, Ermano stavo accanto alla promessa sua sposa Spagnuola. Qui il lettore si ricordi che Ermano ed Elza si erano giurati fede oltre la tomba. Egli e la sposa protraevano i lieti ragionamenti a cielo scoperto, in riva alla marina. S'odono flebili e tronchi accenti che più crescono e fanno intendere queste parole:
Ecco, quest'è la bella donna amata
Che il suo diletto a ritrovar sen viene.
La notte è oscurata da scheletri che volano per l'aria, portando il cadavere di Elza la bella; gli scheletri sono le larve de' cavalieri, morti per sua cagione. Dietro questa dilettevol brigata veniva il pipistrello, a cavallo della spada fatale. La Spagnuola ed il suo drudo cadono tramortiti per la paura, e più d'un nostro lettore avrebbe fatto lo stesso. Si sciolgono le nozze. Ermano torna al suo paese; ma ogni notte gli comparisce la spaventosa visione. Ermano muore; non pertanto il pipistrello che vive più secoli, e sempre si annida in quella torre, ogni volta che uno del casato di Ermano si apparecchia a tradir l'innocenza, mai non manca di accorrere a spaventarlo ed a minacciarlo. Un simile prodigio fu veduto da chi scrisse quest'istoria mirabile.
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Abbiamo trascritto tutta la prosa dell'Autore, e fatto l'analisi della storia contenuta ne' suoi versi. Ci rimane ora a dire che vana impresa è quella di dare la naturalità in Italia a simigliante genere di romantiche o barbariche immaginazioni; colle quali i settentrionali fanno inganno alle lunghe lor notti ed al loro povero cielo. Ma ove pure ad un qualche autore venisse talento di accordare la sua cetra a que' lugubri suoni, fa d'uopo almeno che la maestria del suo canto ne rechi a perdonare la rozzezza dell'argomento, ossia che l'evidenza delle descrizioni si congiunga alla commozione degli affetti, solo mezzo di far sì che gli animi gentili, pe' quali è creata la poesia, trovino piacere nell'abbrividire per racconti che la ragione deride ed il buon gusto condanna.