FLORENCE MACARTHY AN IRISH TALE, ecc. Fiorenza Macarthy, Novella irlandese; di lady Morgan. — Londra, 1818, 4 volumetti.
I romanzi, dice un Giornale inglese, hanno sopportato le loro vicissitudini anch'essi; la maniera di scriverli ha cangiato più volte, non altrimente di quel che sia avvenute in ogni altro genere di letteratura.
I formidabili romanzi della cavalleria antica cedettero il luogo alle lunghe istorie di amore. Queste scomparvero dinanzi al ritratto de' costumi predominanti; indi successero le basse pitture comiche della vita volgare. Un altro cangiamento condusse le novelle di istruzione morale e religiosa, alle quali tennero dietro le favole di filosofica speculazione. Sorsero finalmente i racconti, tendenti ad illustrare i caratteri nazionali, il qual genere è tuttora il più accreditato e di moda. E finalmente il romanzo che lady Morgan ha pubblicato l'anno scorso e di cui ora parliamo, si distingue per una nuova maniera, come quello che combina una porzione dell'antico stile romanzesco colla dipintura di moderni caratteri individuali.
In questo romanzo, soggiunge il Monthly Magazine, spicca lo stesso spirito di entusiasmo che contraddistingue tutte le produzioni dell'autrice della "Fanciulla Irlandese." Lodevole suo divisamento è quello di richiamare l'attenzione del Pubblico sopra la misera ed abbietta condizione delle classi inferiori della nazione irlandese, mediante una vivace pittura delle loro maniere, de' loro costumi, de' loro patimenti, delle lor privazioni e della loro lealtà che mai non si smentisce. Il disegno e la condotta del libro si meritano gli applausi del buon cittadino e del filantropo, i quali troveranno in esso un'efficace prova del potere della stampa a benefizio dell'umanità, della ragione e della libertà, contro la crudeltà, la superstizione e l'oppressione.
Una breve analisi dell'opera non riuscirà discara a chi legge.
In un vascello che arriva a Dublino si trovano due personaggi che sino a quel punto son rimasti ignoti uno all'altro; il primo di essi è il Librador, guerriero di gran valore ch'è salito in altissima fama presso gli Indipendenti dell'America meridionale, pe' quali ha combattuto; e il secondo un giovane inglese che si fa chiamare De Vere, animo di tempre assai singolari: il primo di questi caratteri è delineato sopra quello di Bonaparte, il secondo sopra quello di lord Byron. Essi diventano amici, e il Librador è l'eroe del dramma. L'aspetto della più orribil miseria nelle infime classi colpisce i loro sguardi nell'atto di entrare in Dublino. Le seguenti linee non ci porgono un idea troppo ridente del felice stato della capitale dell'Irlanda:
"Così parlando, egli entrò in una di quelle lunghe contrade, le cui case, da molti e molti anni, non si sono alzate al di sopra de' fondamenti. Si vedeva un denso fumo di paglia o d'immondezze che ardevano, uscir dalle cantine per mezzo di pertugj aperti lungo i marciapiedi, intanto che una frotta di enti miserabili e schifosi pei cenci ond'eran coperti, sbucavano di sotterra per implorare la carità de' passaggieri, ecc."
Essi giungono all'albergo ove conversando si accorgono che lo scopo del lor viaggio li conduce amendue a passare per Buttevant; onde tosto si accordano di far questa parte del lor tragitto insieme; e ricusano di ricevere in lor compagnia una donna la quale, avendo udito il loro discorso, si offre di prendere il terzo posto nella loro vettura. Questa signora ha nome Magillicudy; un grosso naso rossiccio sostiene certi grandi occhiali verdognoli, ed ella sembra appartenere a quella società che distribuisce gratuitamente i trattati religiosi, società che conta nel suo seno molte pinzochere di cui lady Morgan sa piacevolmente prendersi giuoco. Nel corso del lor viaggio i due compagni più volte s'imbattono in questo fastidioso personaggio; e se molti non sono gli accidenti che loro occorrono per via, vivaci però compariscono le pitture che fa l'autrice della perversità delle strade, del procedere degli osti e de' lor servitori, dell'aspetto delle antichità che presenta il paese. Giunti che sono nel mezzodì dell'Irlanda, il Librador viene in desiderio di comperare un castello con un podere, detto Corte Fitzadelmo, il quale è in vendita, e perciò fa visita all'agente, Davide Crawley, procuratore, uomo che col servire abbiettamente il governo e coll'opprimere il popolo è salito in opulenza e in potere, non meno di quel che abbiano fatto i suoi fratelli e i suoi figliuoli. — Nel tempo che si sta trattando il negozio, la marchesa di Dunore, padrona di quel fondo, arriva dall'Inghilterra, con numerosa comitiva di gente del bel mondo, per soggiornare qualche giorno nel castello di Dunore e nelle sue possessioni irlandesi: la sua venuta ha per fine di far eleggere dal borgo di Glannacrime a membro del Parlamento il secondo suo figlio, lord Adelmo Fitzadelmo; il suo primogenito, il Marchese, è un povero lunatico che vive rinchiuso, affidato alla custodia della madre. Molto strepito regna nel castello in conseguenza del suo arrivo, e molte visite capitano in esso. Tra queste si distinguono il Librador e lady Clancare, l'ultima della stirpe reale de' Macarthy; in lady Clancare l'autrice ha voluto dipinger sè stessa. Questa signora è dotata di straordinario ingegno, e spicca come autrice non meno che come Pari per proprio diritto; i poveri l'amano senza fine, e la sua amabilità non è minore del mistero in cui del continuo si avvolge. I Crawley tramano la rovina di lady Clancare e quella del Librador, contro di cui il vecchio e volgare Darby padre nutre alcune ragioni di livore e di timore, nel mentre che il suo figlio più giovane, il consigliere Conway Crawley, lo perseguita con instancabile malignità. Tutti i loro disegni però si voltano in male. Nel Librador si discopre il vero Marchese di Dunore, e nel sig. De Vere, il suo cugino lord Adelmo; la rincrescevole signora Magillicudy, altrimente l'amabile e gentile lady Clancare, apparisce essere Fiorenza Macarthy, promessa sposa dell'eroe dell'America meridionale. Mercè di questa rivoluzione i Crawley sono ridotti alla vergogna ed alla povertà, ed il legittimo erede dei Normanni Fitzadelmi, in uno colla moglie, rappresentante dei Macarthy, entra in possesso di tutti i beni de' rispettivi loro antenati. Un finto naso e un pajo di occhiali verdi avevano servito a travisare Fiorenza.
T.V.