I RIVALI. Commedia di Riccardo Brinsley Sheridan. – Tradotta da Michele Leoni. – Firenze 1819.
Altra volta ci siamo studiati di dare una giusta idea del merito di Sheridan, poeta comico inglese che prima del sig. Leoni era sconosciuto alla nostra letteratura, e che non va confuso coi più recenti scrittori teatrali di quella nazione. Nell'analizzare la sua Scuola della Maldicenza, ne parve allora conveniente officio della critica il contrassegnare la di lui maniera caratteristica, ponendola a confronto con quella che suole predominare nelle commedie dette de moeurs del teatro francese. Maniera nostra propria in fatto di tali commedie non abbiamo or noi in Italia; però sorpassando la ragione de' confronti parleremo con minor diffusione de' Rivali, altro vantato componimento dello stesso Autore.
Avverte il sig. Leoni nella sua prefazione di aver conservato in questa versione con religiosa esattezza così i nomi de' personaggi come le tinte locali con cui si distinguono. Le allusioni che si presentano naturalmente nel dialogo alle costumanze, agli spettacoli, alle memorie nazionali, fissano in modo più sensibile l'idea ed il carattere dell'azione; e ne persuadono con felice illusione ch'essa si rappresenta come operata da uomini inglesi, viventi in Inghilterra. Trapiantare la scena in Italia, sostituire nomi ed allusioni italiane per interessare viemmeglio i nostri spettatori o i lettori, è un falso accorgimento di chi traduce. Noi l'abbiamo già detto a proposito della Scuola della Maldicenza; e la rappresentazione fattasi in Firenze di quella commedia ha chiarito anche il sig. Leoni, com'egli stesso confessa, della verità della nostra osservazione. Ricordiamo con piacere questo tratto di generosa sincerità, e di pronta sommessione alla forza del vero; giacchè troppo spesso avviene che fra gli uomini, e molto più fra i letterati, l'unica ragione per far di nuovo una cosa sia precisamente quella d'averla fatta altra volta.
Siaci permesso di soffermarci un istante sulla importanza di una siffatta fedeltà che non è meramente letteraria. Quando un'opera teatrale sia informata tanto ne' particolari dell'esecuzione che nel tutto insieme del concepimento dallo spirito de' tempi e della nazione cui appartiene, due grandi vantaggi se ne derivano. Si influisce potentemente su quella nazione e su que' tempi; e si lascia ai filosofi ed agli storici futuri un solenne e non alterabile monumento per ben riconoscerli e giudicarli. L'Autore dell'Anacarsi con Aristofane alla mano, più che con altre erudizioni, ha ritratto il brio, la leggerezza, e le opinioni degli Ateniesi. E per noi stessi che non possiamo, nè molti nè sempre, lasciarci dietro le spalle la cerchia dell'alpi e del mare, una buona scelta di commedie straniere tradotte con questa filosofica fedeltà potrebbe tener le veci di un viaggio a Londra od a Parigi. Ma frattanto trasportiamoci a Bath, luogo della scena de' Rivali.
Quella città, rinomata pe' suoi bagni, offre all'Autore l'opportunità di radunarvi i diversi originali che debbono agire nella sua commedia. Una fanciulla ricca e romanzesca quanto si possa mai essere, (Miss Lidia Languish) convive con una zia che è la creatura più positiva e più pedantesca di questo mondo. (Mistriss Malaprop). La giovinetta ha in Miss Giulia Melville una eccellente amica, buona, sensibile, giudiziosa; tale insomma da rappresentare la ragione in persona, se la ragione potesse figurarsi sotto forme e vesti femminili. Per fatalità la Nipote e la Zia tengono presso di loro una cameriera che è un vero folletto nelle negoziazioni d'amore. Costei traendo partito dalle bizzarie della giovinetta, e dalle ridicole pretensioni della vecchia parente, fomenta speranze, traffica coi varj amanti i bigliettini amorosi, e si burla di un povero Baronetto Irlandese, pieno di coraggio ma senza danari, ponendolo in corrispondenza colla zia moltillustre, mentre si crede di amoreggiare la ricca nipote.
Com'è naturale, due belle giovinette non possono far a meno di un po' d'amore sentito veracemente. Le due amiche difatti amano ciascuna alla loro maniera. Promesso sposo a Miss Melville è il sig. Faulkland, il quale porta in amore una suscettività di sentimento così raffinata, una pretensione così estrema d'essere amabile puramente per se, che in realtà egli viene a riuscire insoffribile, geloso senza perchè, e tormentatore indiscreto della ragionevole Miss Melville. A forza d'idealizzare egli offende grossolanamente le Bella, che infine si risolve a congedarlo.
Non potrei dare idea degli amori della romanzesca Miss Languish, senza prima parlare di un altro personaggio il quale fa qui due parti in commedia, con più onoratezza però di quello che molti facciamo nel mondo. Questi è il Capitano Assoluto, figlio del cavaliere Antonio Assoluto, e conosciuto da Miss Languish sotto nome d'Alfiere Beverley. L'equivoco a cui da luogo questa supposizione di nome è come il perno sul quale si ruota tutta l'azione.
Il Capitano Assoluto soggiornava occultamente in Bath, trascinatovi dal desiderio di star vicino alla sua capricciosa divinità. Conoscendo ch'ella s'era fitto nel cuore di non concedersi se non ad uomo il quale tutto dovesse all'amore ed al merito personale, e nulla al rango, alla ricchezza o ai rapporti sociali, il giovane Assoluto di ricco, si finge povero; di conosciuto, oscuro; di capitano, alfiere; e non cessa però di far brillare tutte le qualità di mente e di cuore che lo rendono altamente pregevole.
La Zia aveva destinato Miss Languish a certo Agres, gentiluomo di campagna, e ridicolissima caricatura de' nobili zerbini di città. Ella aveva, per opera dell'infedele cameriera, sorpresa la corrispondenza della nipote coll'Alfiere. Quanto più si adoperava per distaccarla da questi, tanto più cresceva nella fanciulla l'ostinazione e l'amore: tanto più ella sdegnava il miserabile fantoccio che si voleva darle in marito.
Ho detto che un secondo equivoco, oltre il primo del Baronetto Irlandese, da moto a tutta l'azione. Vengo ora a spiegarmi.
Il cavaliere Antonio Assoluto giunge inaspettatamente ai bagni di Bath per guarirvi dalla podagra. Riescono vani al Capitano di lui figlio tutti gli artificj per nascondersi a lui. Ma quanto maggiore non è il suo imbarazzo, quando sente dal padre annunziarsi ch'egli ha stabilito le sue nozze con Miss Languish; che la Zia potendo ancora rompere il trattato con Agres, e sperando di trovare più ben disposta la Nipote verso il Capitano acconsentì al nuovo partito; e ch'egli vuol presentarlo ad entrambe? La sventura preveduta dal giovane Assoluto, e che inutilmente s'affanna d'impedire col procrastinare l'abboccamento, si avvera. L'infelice presentazione ha luogo; l'Alfiere sparisce, resta il Capitano; e la giovane Languish sdegnata dell'inganno sagrifica l'uomo reale all'immaginario ricusando il partito.
Intanto lo sciocco Agres si querela col Baronetto irlandese d'essere disgraziato ne' suoi amori a causa dell'Alfiere. Il Baronetto infiamma le gelide vene del campagnuolo, e gli pone in corpo una smania d'onore e di duelli della quale egli stesso, il povero diavolo, si meraviglia.
Agres domanda inutilmente, come può credersi, al Capitano Assoluto d'essergli padrino contro l'Alfiere Beverley; e lo prega di dipingerlo a questi come un valoroso di prima sfera! Il Baronetto Irlandese sfida anch'esso il Capitano, e fa da secondo ad Agres contro il supposto Alfiere.
L'appuntamento ha luogo a King Mead-Fieldes dove il Capitano si reca accompagnato da Faulkland amico suo, che gli serve da padrino. L'uno e l'altro sono disperatissimi d'essere abbandonati dalle loro predilette. – Chi vuol conoscere quanto sia burlesca e vile la posizione de' falsi bravi in certi duelli, troverà in queste scene, ed in tutta la condotta del povero Agres un modello inarrivabile di ridicolo e di forza comica.
Ma già alcune voci confuse, sparse su questo duello dal servo di Agres, arrivano all'orecchio del cavaliere Antonio, della Zia, e delle due giovani amiche. L'idea del pericolo riaccende in loro un amore che s'era sopito nell'una per forza di capriccio, per giusto proponimento nell'altra. Si accorre, s'impedisce il delitto, si chiariscono gli equivoci, la ragione sottentra ai trasporti dell'immaginazione, e fra i varj rivali si stringono finalmente in matrimonio quelle due coppie che s'amavano davvero.
Noi sentiamo che in questo rapido estratto non può venirci fatto di conservare le molte bellezze delle quali è sparsa la commedia. Non di meno ne sia lecito di dire che se la condotta e l'invenzione de' caratteri, considerate in se stesse, ne hanno palesato una profonda cognizione del cuore umano, la pianta però dell'intero poema drammatico non ci soddisfa. Tranne Agres e il Baronetto Irlandese, si può affermare che ogni altro carattere è qui replicato in due personaggi. La Zia e il Cavaliere Assoluto padre, sono una medesima cosa. Miss Languish ha, come donna, la stessa tinta romanzesca che Faulkland ha come uomo. Miss Melville e il Capitano Assoluto sono due esemplari della stessa incisione, egualmente ragionevoli, egualmente cauti. Però, salve le lievi differenze che assumono per la varia loro posizione, tutti costoro non fanno che portare una identica impressione sull'animo dello spettatore; e quindi sempre minore ne è la forza, sempre minore il diletto.
L'azione lungi dall'essere creata dai contrasti della rivalità e da quelli de' caratteri, si produce invece per le malintelligenze occasionate da un equivoco. La molla dell'equivoco è un pessimo mezzo teatrale. Di esso abusano continuamente non pochi poeti, i quali hanno bisogno per comporre un dramma od una commedia di sostituire gli accozzamenti del caso alle situazioni inventate colla fantasia e architettate col criterio. Ma il difetto fondamentale de' Rivali sta secondo noi nello svolgimento simultaneo di due diversi amori. Se v'è soggetto nel quale tutte le fila debbano partire da un solo centro e ritornarvi, egli è certamente questo; l'idea della rivalità presentando essenzialmente il concorso di molti al possedimento d'un solo oggetto. Però tutta l'azione doveva prendere qualità e colore dai differenti gradi di passione de' varj amanti, dalla diversa tempra de' loro costumi e dalla diversa misura di corrispondenza colla quale la donna sospirata gli avrebbe accolti. Ecco l'unità d'interesse, rigorosamente necessaria in ogni composizione drammatica.
Se pertanto i Rivali sono molto inferiori da questo lato alla Scuola della Maldicenza, le vanno però del pari quanto alla bravura ed allo spirito posti nel dialogo, e presentano malgrado i loro difetti una piacevolissima lettura. Nella traduzione il sig. Leoni ha trovato e posto in uso un linguaggio comico che non somiglia punto a quello illepidissimo del nostro Teatro antico, o al solito mezzo francese del Teatro moderno, però che abbonda di proprietà, di vivezza e di leggiadria.
P.