IL RINNEGATO,
Romanzo del Visconte di Arlincourt.
Al tempo di Carlo Martello, la Francia occidentale e meridionale ebbe un fiero guasto dai Saraceni. Agobar, generale di questi barbari seguaci di Maometto, portava lo spavento, l'incendio e il saccheggio dalle rive del Mediterraneo a quelle dell'Oceano. Questo Agobar, l'eroe del romanzo, non era altri che Clodomiro, figlio di Terigi III, e legittimo erede del trono di Francia. Clodomiro in tenera età avea veduto la sua famiglia barbaramente trucidata da un prefetto di palazzo, che regnò momentaneamente in Parigi. Sottratto come per miracolo all'eccidio de' suoi, indi allevato secretamente fra i monti, quando l'età glielo permise egli mosse verso Parigi, ajutato da numerosi aderenti, per ripigliare lo scettro paterno. Ma Carlo Martello che avea preso a signoreggiar la Francia, bandì Clodomiro per impostore e ne sperdè le milizie. Il giovane principe fuggiasco, ferito, coll'animo pien di veleno, avendo per sopraggiunta perduto il fedele suo amico, e la fanciulla che amava, si ribella contro il Cielo e più non crede che alla potenza del male. Egli arriva in Ispagna, si presenta al Califfo, abbiura il Vangelo per l'Alcorano, senza creder più a questo che a quello, ed ottiene il comando di un esercito di Saraceni col quale devasta la Francia. Il carattere di Agobar è imitato dal Corsaro di lord Byron. Egli non alza gli occhi al cielo che per oltraggiarlo, egli non vede sopra la terra che il trionfo della colpa e del tradimento, egli arde e diserta la sua patria per vendicarsi de' mali che in essa ha sofferto. Vive però tuttora nel suo animo il germe de' sensi affettuosi ed eccelsi, ma la sua ragione pervertita fa ogni prova per soffocarli. Nel corso delle sue vittorie egli incontra un'eroina, Ezilda, principessa delle Cevenne, la quale senza brandir le armi ella stessa, mette in armi i popoli della Sepimania, ed è spesso d'inciampo a' suoi passi. Ezilda, salvata una volta da Agobar, gli salva due volte la vita, scopre in lui Clodomiro, se ne innamora, vuol ricondurlo alla fede de' suoi padri, ritornarlo al trono di Francia. Ma Clodomiro persiste ne' suoi disegni di vendetta, egli ricusa di riconciliarsi col Cielo e cogli uomini. Ella non è più fortunata con Carlo Martello, il quale, innamorato del soglio, lunge dal voler riconoscere Clodomiro nel condottiere de' Mussulmani, insidia anzi la vita di Ezilda. Oppressa dal cordoglio, ella si appiglia al partito di ritirarsi in una valle solinga, chiusa fra alte montagne, e non conosciuta che da un vecchio Bardo, il quale a lei ne svela il misterioso accesso. Frattanto Atima, capo Arabo, nemico di Agobar, lo mette in sospetto presso il Califfo, il quale manda in Francia un altro esercito, condotto da Atima stesso, con ordine di togliere il comando ad Agobar e spedirlo carico di catene in Ispagna. Agobar, separato dalle sue schiere, inseguito, piagato, errante, soggiace al peso de' suoi mali in mezzo a un deserto. Egli viene scoperto da due soldati saraceni e legato sobra una bara, mentre il fido suo Alaor è lontano. Uno de' soldati va a cercare compagni per trasportarlo; l'altro, oppresso dal vino e dalla stanchezza, addormentasi. È questo il momento in cui Ezilda, accompagnata dal Bardo fedele, portavasi alla valle montana. L'incontro di Ezilda e di Agobar, il lor viaggio, il lor soggiorno in quella valle felice, formano il soggetto del Libro decimo, il più bello di tutto il Romanzo. [...]
IL RINNEGATO,
Romanzo del Visconte di Arlincourt.
(Continuato dal Quaderno LXIV, pag. 293.)
Agobar crede di volare ai trionfi, egli cammina ai supplizj. La deputazione, il messaggio, la chiamata de' suoi antichi guerrieri, ogni cosa era l'opera del tradimento. L'infelice Alaor era caduto nel laccio teso da Atima per avere Agobar in sua mano. Giunti al castello di Miltsid, essi vengono separati da' fidi loro giannizzeri, caricati di catene, gittati in un carcere oscuro. Alaor, incatenato ad un palo, cade il primo trafitto da un nembo di frecce. Agobar rimane solo nel carcere col cadavere del suo giovine amico.
Frattanto Gondairo penetra nella valle felice. Egli significa ad Ezilda che Carlo Martello a se la chiama pentito, ch'egli è in procinto di commettere una gran battaglia cogli infedeli: ma la vergine sta titubante, ripugna al suo cuore il pensiero di condurre le sue schiere contro di Clodomiro, benché capo de' nemici di Cristo. Allora il bardo le narra l'orrido tradimento e la prigionia in cui Agobar è caduto. "Partiamo", ella grida, con voce solenne e profetica; "poscia che Agobar più non conduce le schiere dell'Iberia, lo sterminio è sopra i figliuoli di Allà!... I traditori si sono da se stessi perduti. È passato in Francia il lor regno. Lo stendardo di Maometto si arretra insanguinato ver l'Asia… da questo giorno in poi l'Europa è cristiana".
Ezilda raggiunge il campo francese. La sua presenza invincibili rende le schiere. Carlo Martello fa un'orribile strage de' Saraceni, e li discaccia di Francia, ma gl'infedeli fuggendo hanno piantato per tre volte un pugnale nel petto di Agobar, ed esangue lasciatolo nell'interno di una piramide sulle rive del mare. Ezilda ivi to trova, lo richiama per un momento alla vita: egli la riconosce e la prega di volgergli, verso il sole che tramonta, l'illanguidito capo, affinché gli ricordi ancora una sera della valle felice.
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