El Sì de las Niñas. – Il Sì delle Fanciulle – Commedia di D.L. Fernandez de Moratin. Valenza 1819. –
L'Italia conosce la terribile Storia dell'Inquisizione scritta da un esule magnanimo, il sig. Llorente; e per avventura il nostro Conciliatore ha contribuito a diffonderne la notizia con varj ragionati estratti, che in parte ne ha già pubblicato. Ma a proposito di questo severissimo Istorico merita di essere pure osservata un'altra dote che non avremmo facilmente in lui sospettata. Percorrendo varj articoli inseriti dal sig. Llorente nella Revue Enciclopédique ci siamo accorti con piacevole sorpresa della felice pieghevolezza d'ingegno colla quale questo forte spagnuolo sa assumere la destra leggerezza degli scrittori francesi. Deposta l'austerità del teologo, egli si trasporta con facile passo dalla storia della crudeltà cocollata agli argomenti del gusto, dai processi dell'Inquisizione a quelli della critica, dai roghi del fanatismo al palco della commedia. Tanto può sovra l'ingegno l'influenza di una grande capitale, com'è Parigi, e il forte attrito letterario che s'incontra in quel centro attivissimo della presente civilizzazione. Perchè i nostri lettori abbiano una qualche prova di quanto asseriamo, tradurremo l'articolo col quale il signor Llorente analizzò non ha guari la commedia da noi sovra annunciata, e composta da un ingegnoso poeta nativo di Spagna. E ciò facciamo tanto più volentieri, quanto che sappiamo esistere sotto il sole una cert'altra penisola nella quale non mancano padri che comandano alla maniera spagnuola il Sì delle Fanciulle; e quel che è peggio, non mancano sposi che lo ricevano. Or ecco l'articolo.
P.
"L'autore di questa commedia D. Leandro Fernandez di Moratin, meritò d'essere chiamato il Molière delle Spagne. Figlio d'un poeta lirico distinto, ereditò dal padre l'amore delle lettere. Giovane ancora ottenne due premj distribuiti dalla reale accademia di Spagna, l'uno per un piccolo poema epico intitolato Granada rendida, Granata riconquistata, l'altro, per una satira sulla corruzione della Poesia Castigliana. Ma alla musa della commedia era riservato il cingere la fronte del giovane poeta di più durevoli corone. Dotato dalla natura d'uno spirito osservatore, e d'una maravigliosa facilità nel cogliere il lato ridicolo degli uomini e degli avvenimenti, applicò tutte le forze del suo raro ingegno a sviluppare sulla scena quelle idee, che aveva attinte nella società. Oltre la natura, egli non ebbe altra guida che il fedele pittore di essa, l'inimitabile Molière. Moratin doveva riuscire, e riuscì.
Egli pubblicò cinque commedie: il Caffè, il Barone, la Giovane ipocrita, il Vecchio marito e la moglie giovane, il Sì delle Fanciulle (el Sì de las Niñas).
Il Caffé venne tradotto in francese, in italiano e in tedesco; il Vecchio marito, e la moglie giovane, il Barone, e la Giovane ipocrita in italiano (I).
Non offendendo giammai le regole dell'arte, del buon gusto, e della morale, il signor Moratin rappresentò sotto i colori più veri i costumi, le abitudini, le idee, gli errori ed i vizj delle classi medie di Spagna. Il suo stile puro e chiaro è insieme grazioso e originale; e al pari di quello di Cervantes difficilissimo a ben tradursi. Egli seppe pel mezzo d'un'ironia fina e sostenuta ricoprire il vizio di ridicolo e di disprezzo, e circondar la virtù del rispetto che le si deve, mediante una giusta disposizione di caratteri e di avvenimenti. L'eccellente morale che risplende in tutte le commedie del signor Moratin non potè salvare quella di cui siamo per render conto dall'esser posta all'indice dell'Inquisizione.
Eccone il soggetto:
D. Diego, vecchio di sessant'anni ma vegeto ancora, diviene sensibile alle attrattive di Paquita, fanciulla di sedici anni, e disegna di sposarla. Tiene egli per certo che il cuore di Paquita, educata lungi dal mondo e nell'innocente solitudine d'un convento, sia libero ancora; e di ciò la madre lo viene nel modo più positivo rassicurando. D. Diego, benchè innamorato nell'età di sessant'anni, è però uomo molto assennato e dotato di troppa delicatezza per volersi unire a Paquita se prima non ne ha ottenuto da lei il consenso. Ma Paquita senza che i parenti il sapessero amava già D. Carlo leggiadro giovane, tenente colonnello, nipote ed erede futuro di D. Diego. Ciò nulla ostante quando Irene sua madre per compiacere D. Diego, già in suo pensiero sicura del voto della figlia, le propone di sposare lo zio di colui ch'ella ama, turbata per la sorpresa cagionatale da tal proposizione, e pel timore che sempre le inspirò sua madre, Paquita risponde con un debole Sì, appena articolato. Irene attribuisce la tristezza che una tal proposizione produce nella fanciulla al timore del cangiamento di stato; ed è questa la ragione che dà a D. Diego quando questi si lamenta delle tiepidezze di Paquita. I due amanti ridotti alla disperazione risolvono di ricorrere alla delicatezza di D. Diego, e di tutto confessargli. D. Diego che nello stato suo si reputa ben fortunato di conoscere il segreto de' due amanti, prima del suo matrimonio, s'appiglia al partito di ridere della propria debolezza, e fa approvare da Irene l'unione di Paquita con suo nipote, che instituisce erede.
In mancanza di intreccio, i caratteri in questa commedia sono con grande maestria tratteggiati, e molto ben sostenuti. Il buono, benchè debole D. Diego, finisce coll'esclamare. "Ecco quello che s'intende per ben educare le fanciulle! Insegnasi ad esse a dissimulare, ed a velare di continuo persino le inclinazioni più innocenti; e vengono credute virtuose perchè hanno imparato a fingere. Una cieca presunzione ci rende ostinati nel pensare che nè l'età, nè il carattere avranno influenza alcuna sulle inclinazioni, e che la volontà piegherà sempre sotto i consiglj del Direttore (si sa che in Ispagna con questo nome viene indicato quell'ecclesiastico ch'è incaricato specialmente della direzione della coscienza); infine tutto è permesso fuorchè l'esser sincero. Si crede che una giovinetta è ben educata perchè sa rinchiudere entro se stessa i suoi pensieri, mostrare d'odiare ciò che ama, e perchè si rassegna per obbedienza a pronunciare al primo cenno un sì ingannatore, un sì sacrilego, un sì produttore di tutti gli scandali di cui si lagna in seguito la società. Per tal modo vien chiamata educazione accurata quella che altro non produce se non una sommissione passiva, e un silenzio di servitù".
Questi infatti erano gli errori d'Irene nell'educazione di sua figlia; e non se ne emenda che alla fine della commedia. Il carattere di Paquita è quello d'una giovinetta dolce e tenera ma troppo timida per essere sempre sincera. D. Carlo nutrito nei precetti d'una rigida virtù sarebbe pronto a sagrificare la propria felicità a quella d'uno zio da lui amato, e già perfino si dispone ad allontanarsi per sempre onde far sicura la tranquillità degli sposi; quando ecco la generosità di D. Diego gli rende quella felicità di cui s'era mostrato degno. Non men bene disegnati sono i caratteri de' personaggi secondarj, Prita cameriera di Paquita, e Calamocha servitor di D. Carlo.
Il sig. Moratin ha pure pubblicato in ispagnuolo due commedie di Molière, l'École des Maris e le Médecin malgré lui. La sua traduzione lo dà a conoscere per un uomo di gusto, che sa con arte velare le imperfezioni del suo modello; e mi compiaccio nel credere che i Francesi versati nella lingua spagnuola avranno in pregio le utili correzioni di Moratin, che d'altronde scriveva in un altro paese, e per un popolo differente. Per essere un genio superiore andava forse affatto esente Molière dagli errori a' quali è condannata l'umana natura?
Il signor Moratin tradusse altresì l'Amleto di Shakespeare, ed arricchì tale traduzione di note critiche e della vita del poeta inglese; mostrandosi ad un tempo letterato imparziale, illuminato e profondo.
I molti viaggi intrapresi dal sig. Moratin in Francia, in Inghilterra, ed in Italia non poco contribuirono ad esercitare lo spirito d'osservazione, di cui la natura lo avea dotato, ed a fornire immensi materiali alla sua attiva e ricca immaginazione. Ritornato che fu da' suoi viaggi venne da Carlo IV nominato capo dell'ufficio dell'interpretazione delle lingue, e membro onorario del Consiglio reale. Quando la famiglia di Borbone venne obbligata ad abbandonare la Spagna, e Giuseppe Bonaparte fu riconosciuto re da tutta la penisola, ad eccezione delle città marittime di Cadice, Cartagena ed Alicante, il sig. Moratin fu dal nuovo re conservato nella sua dignità di membro onorario del real Consiglio, e di più eletto capo della biblioteca reale. Gli avvenimenti politici che poscia ebbero luogo in Ispagna, lo determinarono a fissare il suo soggiorno in Parigi; ove le lettere che furono la sorgente della sua prosperità lo accompagnarono, e fanno la consolazione del suo ritiro. Ora egli è occupato a pubblicare varie poesie del fu D. Nicola Moratin suo padre; poi a preparare una seconda edizione delle proprie opere drammatiche e liriche, e infine a comporre una storia letteraria del teatro spagnuolo dalla sua origine in poi. Per questo importante lavoro ha già raccolti molti ricchi materiali, e un gran numero d'opere drammatiche anteriori a Lope de Vega. Le profonde cognizioni e lo spirito di critica del sig. Moratin sono un pegno anticipato della sua riuscita".
Llorente
(I) Teatro nuovo applaudito, di Signorelli.