THE VAMPYRE, ec. Il Vampiro, Novella – Londra, 1819.
(Dalla Literary Gazette.)
L'origine di questa Novella, impropriamente o vogliam perfidamente annunciata come opera di Lord Byron, vien raccontata in un estratto di lettera, che si finge data da Ginevra, e serve di prefazione. Fatto cenno della dimestichezza di Lord Byron con varie famiglie nei dintorni di Ginevra, lo scrittore così prosegue:
"Una sera, Lord Byron, il signor B. P. Shelly, due dame ed un signore che viaggiava con Milord in qualità di medico, dopo di aver letto un'opera tedesca, intitolata Fantasmagoriana, principiarono a raccontare istorie de' morti che tornano al mondo e di spettri che si fanno vedere. Milord avea preso a recitare il principio di Cristabello, novella non ancor pubblicata a quel tempo: quando ecco che il senso di quest'istorie fece così gagliarda impressione sull'animo del signor Shelly, che improvvisamente raccapricciò ed uscì fuor della stanza. Il medico e Lord Byron gli tennero dietro, e lo trovarono appoggiato alla cornice di un camino, pallido e grondante di freddo sudore. Dopo di avergli dato qualche ristoro, gli chiesero la cagione del suo sbigottimento; ed egli rispose, che la sua strana immaginazione avendogli dipinto occhiuto il grembo di una signora quivi presente, (il che narravasi di una donna delle sue vicinanze) egli si trovò costretto ad uscire da quella stanza per distruggere la trista impressione. In seguito di ciò ci propose che alcuni della brigata dovessero scrivere una novella, il cui maraviglioso dipendesse da qualche agente soprannaturale. Lord Byron, il medico ed una delle dame presenti si addossarono quest'incarico. Gli abbozzi di queste istorie furono a me consegnati per grande favore, ed io ve li mando, persuaso che proverete molto piacere nel leggere i lavori anche non terminati di un tanto ingegno, e delle persone poste sotto il suo ascendente immediato".
La composizione della signora qui introdotta, è la stravagante istoria di Frankenstein, stampata nel 1818. La presente novella vien supposta esser il tributo pagato da Milord alla sua brigata. Ma una lettera pubblicata dipoi dal dott. Polidori (il medico ricordato di sopra) asserisce, che soltanto il fondo dell'istoria è proprietà di Lord Byron, e che lo sviluppamento di essa appartiene al dottore. – In tutto ciò non v'è altro di vero, se non che la satira del nobile Lord forma l'argomento della Novella.
La superstizione, sopra di cui la Novella è fondata, predominava universalmente un secolo fa nell'Ungheria, nella Moravia, nella Slesia e nella Polonia; e le istorie cui diede origine, non solo venivano credute, ma erano materia di dotte disputazioni fra i teologi ed i medici di quel tempo. Nelle Opere Filosofiche del dott. Enrico More, e nella Dissertazione del Calmet sopra le Apparizioni, si trovano molte curiose particolarità intorno alla fantasia dei Vampiri; anzi il Calmet distende un ampio ragguaglio della sua origine e dei suoi progressi. Si era immaginato che uomini rimasti morti per qualche tempo, sbucassero fuori dai sepolcri e succhiassero il sangue dei loro vicini, principalmente quello delle persone giovani e belle, e che queste misere vittime diventassero pallide e livide, e ben di spesso morissero; nel tempo che i Vampiri aprendone le tombe, venivano trovati freschi come se fossero vivi, colle vene piene di buono e florido sangue, che alle volte sgorgava loro dal naso, dalla bocca, dalle orecchie, e dai pori della pelle anzi fuor trasudava. Il solo modo di por fine alle tresche di questi tormentatori consisteva nel conficcare uno steccone in cuore al Vampiro; rimedio frequentemente posto in pratica, durante il quale dicono che questi gettasse un orrido strido. Arso ne veniva poscia il cadavere, e le ceneri erano scagliate nella sepoltura. Il discorso proemiale afferma che questa superstizione è molto sparsa nell'Oriente, anzi comune fra gli Arabi: esso contiene pure la seguente relazione di un caso particolare di vampirismo, che dicesi avvenuto a Madreyga nell'Ungheria.
"Apparisce da un esame del comandante in capo e dei magistrati del luogo, aver essi fermamente e in modo concorde affermato che circa cinque anni prima un certo Eiduco, per nome Paolo Arnoldo, avea riferito che a Cassorio sulle frontiere della Servia Turca era stato tormentato da un Vampiro, ma avea trovato il modo di liberarsene col mangiare alquanto di terra raccolta intorno alla tomba del Vampiro, e strofinandosi col sangue di lui. Questa precauzione però non tolse che divenisse Vampiro egli stesso (I); perchè venti o trenta giorni dopo che fu morto e sepolto, molti si lamentarono di essere stati tormentati da lui, e fu deposto che quattro persone erano mancate di vita per cagion sua. Onde impedire altri danni, gli abitanti, avendo consultato il loro Hadagni o sindaco in capo, trassero il corpo del Vampiro fuor della fossa, e lo trovarono (come credevasi avvenire nei casi di vampirismo) fresco, incorrotto ed in atto di spargere dalla bocca, dal naso, dalle orecchie un sangue florido e puro. Conseguite di tal modo le prove, si fece uso del consueto rimedio, e con un palo si trapassò il cuore ed il corpo di Paolo Arnoldo, nel qual atto raccontano ch'egli mandasse spaventevoli grida, come appunto se fosse vivo. Ciò eseguito, gli tagliarono il capo, ne arsero il corpo e ne gettarono la ceneri nella sua tomba. Gli stessi provedimenti furono presi per riguardo ai cadaveri di quegli individui che erano morti di vampirismo, temendosi che questi non avessero da diventare Vampiri essi pure".
Nell'Ateneo, opera periodica che si pubblicava in Londra alcuni anni or sono, si allude a questa leggenda, e si soggiunge la seguente osservazione:
"Quest'orribile racconto diede molto da parlare al suo tempo. Ci ebbe chi pretese che tutta l'istoria dei Vampiri non fosse altro che un'allegoria politica: che Paolo Arnoldo l'Eiduco fosse un ministro di stato, ed il suo sangue fossero i tesori che egli avea succhiato dai fondi pubblici, ec.; vi è pure chi ha tentato di ragionare con gravità sopra i motivi di una superstizione così stravagante".
"Egli è certo che alle volte si sono diseppelliti cadaveri che dopo esser rimasti per alcuni anni, od anche più sotto terra, (mentre dell'Eiduco non si dice che giacesse sepolto più che da alcuni giorni) hanno esibito apparenze non meno straordinarie di quelle attribuite a questi Vampiri".
Se ben ci rammentiamo, il cadavere dello sventurato Carlo Primo, ultimamente scoperto in Windsor, indicava che gli erano cresciuti i capelli; il che se fosse avvenuto in un'età più superstiziosa, avrebbe somministrato argomento a molte visioni tra i pinzocheri e le donnicciuole.
Le visite di questi Vampiri non erano, dicevasi, sempre accompagnate dal succhiamento del sangue, ed in quel caso venivano risguardate come pronostico della vicina morte delle persone che le ricevevano. È chiaro che null'altro eran desse che le visioni di una fantasia sconvolta; e si dee porle in un fascio colle storielle degli avvisi preventivi di simil natura, a cui molti tuttora, principalmente nei paesi settentrionali, prestano pienissima fede.
Il gran naturalista Linneo impose nome di Pipistrello Vampiro ad una varietà particolare di questo animale volatile notturno, ch'egli immaginossi essere la specie che raccontavano succhiare il sangue degli uomini e del bestiame. Il dott. Shaw nella sua Zoologia asserisce che questo pipistrello è generalmente lungo un piede, con ale che si stendono a quattro e spesso fino a sei piedi. Esso ha quattro denti incisivi, tanto sopra quanto sotto, e i suoi denti canini sono larghi e taglienti. Aguzza ha la lingua e terminata da acute spine; e si suppone che questa lingua appunto egli inserisca nella vena di qualche persona che dorma, in maniera così particolare da non eccitar dolore; e sbattendo nel tempo stesso l'aria colle sue ale, in guisa da rendere il sonno ancor più profondo. Il dott. Shaw osserva che questo straordinario fatto vien narrato con tanta solennità, e sembra così autentico che siamo quasi costretti a crederlo; ed egli prosegue con ricordare le relazioni di Condamine intorno ai grandi pipistrelli dell'America, che distruggevano tutte le mandrie introdotte dai Missionarj; i racconti di Bonzio e di Nieunhoff rispetto ai pipistrelli di Giava; le asserzioni di Gumilla sopra i pipistrelli delle rive dell'Orenoco; quelle di Martyr, il quale parla negli stessi termini dei pipistrelli dell'istmo di Darien; ed in fine soggiunge che la stessa facoltà è stata da tempo immemorabile attribuita ai pipistrelli comuni di Europa.
Facciamo ora ritorno alla Novella sopra indicata, in cui i natii dell'Inghilterra vengono per la prima volta assoggettati agli orribili assalti dei Vampiri. Non è però questa la sola novità che quivi siasi introdotta. A quanto portano le istorie de' Vampiri contate finora, non si trova che questi malaugurati ospiti facessero altro che solitarie visite, o si dovessero risguardare diversamente che come torbidi spiriti, i quali dopo l'ostile loro comparsa e i loro terribili insulti, sen tornavano di nottetempo ai loro sepolcri. Ma l'autore di questa Novella ha immaginato che il suo eroe Vampiro sia un affaccendato abitante del mondo, errante e senza riposo, un cavaliere soggetto a disavventure, ad imbrogli pecuniari ed anche alla morte. Havvi inoltre un'altra particolarità nel racconto della sua apparizione. Il suo volto ci viene dipinto pallido come la morte, e non mai coloratosi di una tinta più calda, affatto all'opposto di quanto abbiamo intese de' Vampiri ch'erano floridi e pieni di salute e di sangue. Per trar d'inganno coloro che tuttor credono essere il nobile Lord l'eroe della sua propria Novella, echeremo il passo che ne contiene il ritratto.
[...]
(I) Si credeva che l'individuo, succhiato da un Vampiro, divenisse Vampiro egli stesso, e succhiasse il sangue degli altri a sua volta.