COMPONIMENTI TEATRALI di Speciosa Zanardi Bottioni parmigiana. Parma, dalla Stamperia Ducale, 1822. Un volume in 8.°
Una vecchia, spigolistra, che cangia una corte galante in un asilo di conferenze claustrali, una superstiziosa, schiava di una fazione fanatica, che provoca editti inceppanti la coscienza e fa cacciare dalla dolce patria centinaja di migliaja di sudditi, non d'altro rei che di aderire tenacemente al culto che impararono da' padri loro e ch'essi credono legittimo e vero, una donna finalmente la cui memoria collegasi con le disfatte, le carestie, i disastri d'ogni maniera che afflissero l'ultima parte del regno del più gran monarca che avesse avuto la Francia, ecco l'immagine che il nome della signora di Maintenon desta nell'uomo che ha filosoficamente studiato l'istoria. Ma questa donna fu giovane e bella e piena d'ingegno: dalle povere stanze di un poeta comico, ella passa nella splendida Corte del gran Luigi, non portando con se che le grazie del volto e dello spirito, ed una virtù sperimentata con lunghi anni di sofferenza. Ella comparisce modesta aja de' figli di Francia, tra il fasto e lo splendor di Versailles, ed il cuore ma più forte l'intelletto dell'orgoglioso Luigi ne vien soggiogato. Questo monarca al cui cenno la verginale innocenza, la marital virtù, con esempio di scandalosa memoria, si recavano pubblicamente a pregio di cedere, nulla può ottenere dalla vedova del misero Scarron, se non con porgerle la mano di sposo. Il più splendente scettro dell'universo cade a' piedi di una donna non più giovine, mentre le più altere duchesse non avrebbero neppur ardito di spingere tant'alto il volo della speranza: e, ciò ch'è più maraviglioso ancora, Luigi, avvezzo a cangiar d'amore col cangiare delle stagioni, rimane sino alla morte fedele anzi soggetto alla suddita ch'egli ha innalzato al reale suo letto. Ecco la storia della Maintenon dal suo bel lato drammatico, e quale dalla nuova autrice comica ci viene dipinta.
La Marchesa di Maintenon, dramma storico in cinque atti, della signora Speciosa Zanardi Bottioni, è un componimento scenico il quale giustamente si merita le lodi del lettore imparziale. Rappresentato sulle scene, questo dramma dee ottenere un successo non meno felice, quando però il costume vi sia diligentemente osservato. L'Autrice ha dipinto la Corte di Versailles come ce la mostrano le tante Memorie del secolo di Luigi XIV. Il dramma è avviluppato con arte maestra; tutti i personaggi hanno una particolare loro fisionomia, e conservano il carattere che di loro ci ha trasmesso l'istoria; quello di Louvois non può esser meglio delineato. La Marchesa, cioè il protagonista, s'insinua così bene nel nostro affetto, che alle lagrime ci commuove l'aspetto delle angustie in che ella viene ridotta da' raggiri delle sue artificiose rivali. Lo scioglimento n'è ben ideato e felice. Luigi, trasportato d'amore per la Maintenon che ha riconosciuto, non solo innocente, ma la unica di cui si possa fidare, e bramoso di riparare all'afflizione che le ha recato, vuole risolutamente innalzarla come sua sposa sul trono di Francia. Louvois ne freme, gli altri la salutano come sovrana, ma la modesta Marchesa, ponendo a terra un ginocchio, e liberando dal guanto il candido braccio, "Sire", dice, "colla persuasione di esserne indegna accetto questa mano gloriosa, ma nulla al mondo potrà mai farmi accettare un trono, che non potrei dividere con voi senza oscurarne lo splendore e la maestà".
Forse queste parole potevan esser dette con maggiore eleganza, ma è delicato assai il pensiero di far sì che la Maintenon stessa ricusi di divenire regina, e non voglia essere che la moglie di Luigi. Una donna che ricusa un trono e che si contenta di un talamo, è un ente di ragione, un sogno da non trovarsi che ne' romanzi e ne' drammi, ma tale, e tanto è l'effetto de' generosi sensi sugli animi, che anche senza poter prestare fede a un simile sagrificio femminile, la sola finzione di esso è bastante a rapirci in ammirazione e suscitarci a diletto.
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