La Moabitide, poema del Conte GIUSEPPE FRANCHI DI PONT, Torino nella Stamperia Reale 1821.
Varii lavori letterarii e lodevoli ha prodotto in diversi tempi il signor Conte Giuseppe Franchi di Pont, e quando si è voluto volgere alle Muse ha occupato un distinto posto nell'Italiano Parnasso.
Il poema, che brevemente ci accingiamo ad annunciare, è composto sopra un bellissimo argomento biblico, cioè il matrimonio di Rut con Boos. Questo poema è stato dedicato dall'A. a Monsignor Franzoni nuovo Vescovo di Fossano: ma dirigendo egli l'opera sua ad uomo di molta dottrina, la sua dedica non è un di quei comuni tessuti di lodi, che rendono tanto poco degni di essere letti simili scritti. Dopo ch'egli ha rilevato nell egregio Prelato quei veri pregi, che lo adornano, gli offre questo lavoro condotto in altri più lieti tempi, e modestamente si scusa per non aver adoperato quell'ardire di frasi, quell'energia di pensieri, che ora sono tanto in voga dichiarando di non aver avuta altra mira ne' suoi versi, che istruire dilettando, e dilettare istruendo.
Riconosce, che il nostro secolo è minacciato di cadere nella barbarie pei nuovi stranissimi modi, che tanto sono applauditi; e vorrebbe che alla poesia romantica si desse il nome di esposizione metrica di ferrei romanzi, o più veramente di spaventosi sogni funesti parti di immaginazioni stravolte e di guasti intelletti. Perciò protesta, che il suo poema spirante semplicità non avrà incontro che presso poche anime ingenue, e tranquille. Annuncia ch'egli ha creduto, che l'argomento dimandasse un'imitazione Omerica piuttosto nell'Odissea, che nell'Iliade, e che nel parlare di Rut dovesse seguitarsi quel semplice candore, che regna nel sagro libro. Ma da questa elegante dedica scritta assai nitidamente passiamo a parlare del Poema.
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