ROMANZI. — WALTER-SCOTT.
Articolo tolto da altro del sig. Felice Bodin.
Col variare delle epoche sotto cui furono scritti, hanno variato di forma e di scopo i romanzi, siccome pressoché accade in ogni genere di letteratura, che segue in ciò la legge comune di tutte le cose. Ciascuno stato di società ha i suoi bisogni; e il pensiere umano, qualunque sia la forma o il linguaggio co' quali si manifesta, è costretto a soddisfare questi bisogni.
Senza risalire ai Greci e ai Romani, la feudalità non aveva in sè stessa molta materia che ad alimentare il poetico genio contribuisse; ma essa viaggiò in Levante: fece conoscenza co' Saracini e co' Mori. Un'esagerazione propria degli Orientali; passioni ardenti nodrite da un clima infocato; lo spirito intraprendente e avido di venture che dominava uomini i quali altro diletto suor della guerra non conosceano, diedero origine alla Cavalleria. Abbisognava questa di una letteratura; e vennero a ciò in acconcio prodezze incredibili, gigantesche prove d'armi fatate, del cui racconto non fu schifa la stessa signora di Sevigné; incanti e fattucchierie, genere che gli Spagnuoli all'ultimo grado di stravaganza condussero. Uno di lor nazione, autore di un libro sorprendente, fece ridere essi insieme all'Europa di quanto era divenuto scopo della loro ammirazione; e un delizioso poeta nello schernire la Cavalleria, più d'immaginazione che di spirito pompeggiò.
Allora all'antica letteratura soltanto gli umani ingegni volgeansi; ma qualche altro campo l'immaginazione chiedea. Il potere del ridicolo non avea per anche estinta affatto la Cavalleria romanzesca, che si rialzò a poco a poco, giovandosi di nomi che prendea a credenza dall'antichità. I sentimenti esagerati, una metafisica amorosa distillata al lambicco, caratteri ed azioni fuor di natura, e perfino le prove d'armi fatate ricomparvero coi Ciri, con le Clelie, ec. Gli scudi, le lancie e i giachi diedero però luogo alle armadure greche e romane; ma i novelli eroi non più somigliavano agli antichi di quanto somigliassero loro le statue di que' giorni che collegavano la corazza di Cesare e la parrucca di Luigi XIV. I bei viali di Versailles, i terrazzi, i nassi foggiati con simmetria dalla cesoia del giardiniere, le facciate, le logge, tornarono a mostrarsi in mezzo a descrizioni che non finivano mai; e il Gran Re e tutti i personaggi della sua Corte presentavansi in continua rassegna in cotesti volumi che ogni mese partoriva senza fatica.
Questa pompa finalmente perdè il suo prestigio, allor quando i Saturnali della Reggenza capovolsero le ricchezze di tanti privati, e diedero nuove idee su la mobilità dell'umana fortuna. Allora la pittura fantastica di un mondo composto solamente di grandi re e di grandi principesse che stavano insieme in colloquii andò giù di moda; e il solo cambiamento nato ne' costumi avrebbe ridotto a termine quanto l'ingegno e uno scherzo di Boileau avevano incominciato. Ognuno bramò vedere dipinta quella società che dinanzi ai suoi occhi moveasi; e in vece della monotona grandezza de' magnati si volle vederne i difetti e gli abbagli. In vece di contemplare le pompose decorazioni d'Opera, di cui erasi fatto sfarzo per lungo tempo, ciascuno desiderò entrare in pieno giorno dietro le quinte. Ma essendo cosa tuttavia pericolosa l'avventurarsi in Francia ad una tale esperienza, Le Sage trasportó in Ispagna i suoi leggitori, e mostrò loro con una verità senza esempio la vita umana tal quale la moderna corruzione l'aveva foggiata. Qual vasto campo sarebbesi allora aperto al genio de' romanzieri! La Natura e la Verità. Ma tutti non erano capaci di entrare in questo aringo; e gli autori ne rimasero ancora per lungo tempo lontani.
Anche i costumi scandalosi della fine del secolo decimottavo produssero i lor romanzi: que' romanzi licenziosi che gli attuali nostri lodatori de' tempi andati sospirano tuttavia, e accusano la presente gioventù di non dilettarsene. Mi diffonderei troppo se volessi far parola di tant'altri generi di romanzi che vennero e passarono di moda, e gli uni gli altri si supplantarono; e m'affretto al romanzo storico, che sembra divenuto una necessità della stagione in cui viviamo, di una stagione nella quale si vuol vedere in tutto la verità.
Certamente ai giorni degli Scudery e dei Gomberville uom non sognava di dare il nome di romanzi storici a que' lunghi e noiosi concetti della mente umana, in mezzo ai quali erano stati introdotti principi e re i cui nomi si leggono nella storia; ed è stata un'idea veramente berniesca l'attribuire ai dì nostri un sì fatto titolo a diverse Opere nelle quali la Storia non era stata men che negli antichi romanzi sformata, e alle quali la parte storica spettava sì poco, che conveniva introdurla a furia di Note.
Non però in questa guisa ha concepiti i romanzi storici Walter-Scott. Prima di comporre romanzi storici ha egli incominciato a studiare la Storia; nè già quella storia tal quale trovasi fatta ne' dizionarii, ma la storia ch'egli stesso si è procacciata, attignendola alle prime sorgenti, nelle cronache, nelle leggende, ne' diplomi. Non limitandosi alla storia generale de' re e degl'Imperi, ha indagate le più minute particolarità delle storie locali. È stato antiquario prima di essere romanziere: vantaggio che ben pochi de' suoi imitatori possederanno al pari di lui. Le sue osservazioni per ultimo continue e indefesse su la Natura e su l'uomo, unite ad uno studio profondo de' costumi e dello stato sociale de' secoli moderni, lo hanno condotto ad essere il pittore più perfetto fra quanti mai sieno, e il più opportuno a dipingere con colori adatti le diverse Età.
Da ciò si vede qual fondamento possano avere le maraviglie di chi superficialmente ha osato rimproverargli di non far parlare i suoi personaggi con lo stile studiato e manierato delle moderne Società, e di trascurare, ponendoli in azione, certe etichette che forse egli non avea la fortuna di conoscere.
Non diremo già che Walter-Scott si limiti sempre servilmente alla Storia. Egli possedea troppa vastità d'ingegno per iscorgere che in certe Date, in certi fatti particolari non consiste unicamente la Storia; e che ne debbono tenere la parte più rilevante i fatti generali, quali sono lo stato sociale, i costumi, le opinioni religiose, il progresso delle cognizioni: e son queste le cose che con tanta esattezza egli presenta. E vaglia il vero: in quanto spetta alla certezza de' fatti, e alla imputabilità delle cagioni, non è ella la Storia sotto molti aspetti un romanzo che di comune accordo viene riguardato siccome vero, all'usanza di que' titoli incerti che la prescrizione ha autenticati? Credo potere, senza il timore d'ingannarmi molto, affermare esservi più storia ne' romanzi di Walter-Scott, che nella metà delle Opere degli storici, e istoriografi soprattutto.
Non si inferisca quindi che questo sommo maestro di un nuovo genere abbia trascurata la storica esattezza: gli accadrà forse alterarla in quanto spetta alle azioni di alcuni personaggi inferiori; ma egli è ben sollecito di non attribuire a que' personaggi che la Storia colloca nei primi ordini, atti diversi da quelli che operarono, e soprattutto da quegli atti che non fossero pienamente al loro carattere consentanei. Niuno più di Walter-Scott ha posseduto l'ingegno di situare opportunamente i lor detti più famosi in sino a noi pervenuti; e qualunque sentenza egli metta sul loro labbro, viene sì acconciamente, che sembra quasi impossibile non l'abbiano pronunziata. Non si potrebbe in buona coscienza tributare un simile elogio a certi altri autori di romanzi storici: nè certo è maraviglia. Sir Walter non è uno di que' romanzieri che si alzi una bella mattina dal letto col divisamento di divenire storico. Egli è un vero storico, il quale, nel volere scriver romanzi, non può scrivere altro che storia (I).
Con qual maestria non trascorre egli nella serie de' suoi romanzi incominciando da que giorni in cui non anco spente, fra gli Anglo-Sassoni debellati dai Normanni conquistatori, le ricordanze di quel che furono un giorno, e mantenuto lo scambievole astio dalle odiose leggi onde questi continuarono ad aggravarli sin dopo il regno di Eduardo III, durò fra i vincitori e i vinti quella separazione che tanto potè su lo stato politico di un periodo dell'Inghilterra; e scendendo indi a que' tempi ne' quali, dimenticata la diversa origine per contratti parentadi, e formato da due lingue disparatissime un solo bellissimo idioma, non vi fu che un popolo inglese: giorni che, unendosi ai pregiudizi non anco estinti della cavalleria i traviamenti spesso compagni all'ingentilire delle nazioni, furono da colpe di nuovo genere contaminati!
Chi in questi diversi periodi non crede avere dinanzi agli occhi, accompagnati e dai pregi e dai difetti de' loro tempi, e sempre dai lor distintivi caratteri, ora il generoso e temerario Riccardo-Cuor-di-Leone e il suo voluttuoso fratello Giovanni, or la grande quanto fatalmente ambiziosa Elisabetta e il fluttuante Leicester, e in una scena diversa la misera e cara prigioniera di Locklewen, e la feroce Puritana, signora di quel castello!
Ma superflua sarebbe ogni analisi. Pochi sono che non leggano i romanzi di Walter-Scott; pochi che non sieno in istato di gustare da sè medesimi le imperiose bellezze del vero; e tutti a tal lettura io esorto col valermi, sol sostituendo un nome ad un altro, non men famoso nel genere suo, della famosa sollecitazione di Diderot posta nell'elogio di Richardson: O miei amici, leggete Walter-Scott; leggete Ivanohe, Kenilworth e l'Abate, chè questa è vera storia. Ma non leggete, generalmente parlando, le introduzioni del nostro storico romanziere. Sono esse la sua parte più debole. Troppo vi parla egli di sè medesimo, nè sempre con bastante disinvoltura. Poi v'inserisce tante parentesi, o incidenti somiglianti a parentesi, che maravigliamo talvolta di arrivare ad intendere il senso di uno scrittore il quale d'ordinario si mostra cotanto chiaro. Ma di ciò abbastanza, e quandoque bonus dormitat, ec. È questa la sola nota ch'io possa apporre a sir Walter, e tante furono le debite lodi, che una sì lieve critica può ben essere tollerata.
(I) Ogni argomento di giustissima espettazione promette agli Italiani uno di questi veri Storici, che scriveranno Storia volendo fare romanzi, nel milanese Manzoni. Profondissimo nelle nozioni storiche del medio evo italiano quanto il possa essere sir Walter in quelle della Scozia e dell'Inghilterra, ricco d'ogni maniera di dottrina, occupando fra i nostri poeti tal sede che quelle di Walter-Scott e di Byron non può invidiare, egli sta ora pubblicando un romanzo. Pur non è questa che una espettazione ben fondata, nè è lecito avventurare giudizii prima di vederla coronata dall'esito.