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Il Foscolo calzò più volte il coturno, ma col Tieste, opera giovanile, diede un meschino principio alla sua tragica carriera. L'Aiace fu bensì rappresentato sulle scene di Milano, ma non messo in luce, onde non raccendere quei partiti letterari che aveva destati, come si può scorgere dal Poligrafo. Solo colla Ricciarda egli mostrò che avrebbe potuto mietere una nobile palma anche in quest'arringo se si fosse con più ardente brama applicato alla poesia drammatica (I).
È singolare che egli abbia scelto l'argomento non già dalle storie favolose dei Greci, ma dagli annali del medio evo, e poscia sia stato scrupolosissimo nel conservar le tre unità, mentre dettava la sua tragedia nella patria di Shakespeare. Il principe di Salerno Tancredi ebbe da due mogli due figliuoli, l'uno appellato Guelfo, e l'altro Averardo. Guelfo combatteva nella Palestina, quando il genitore passava ad altre nozze, e morendo divideva fra i due figliuoli il suo stato. Tornato Guelfo dalla Terra Santa, volle regnar solo, come primogenito; ed Averardo dovette fuggire in Germania: ma cresciuto e d'età e di forze si mosse contro il fratello Guelfo. Costui in una guerra di trent'anni perdette tutti i figliuoli, tranne Ricciarda, la quale destò un ardentissimo amore in Guido, uno dei figli di Averardo. Quest'amore fu creduto opportuno a conciliare gli animi discordi; Averardo chiese al fratello Guelfo che desse Ricciarda in isposa a Guido: parve che Guelfo consentisse, ma nel banchetto nuziale preparò il veleno ai due nipoti: l'uno lo bevette, ed avrebbe fatto lo stesso anche l'altro, ossia Guido, se Ricciarda non allontanava dalle labbra di lui il nappo venefico. Scoperto il tradimento, nasce una nuova guerra; Guelfo odia Ricciarda perchè impedì il veneficio; e Guido entra di soppiatto nel castello di Salerno fra le tombe de' suoi padri, onde difendere la amante dalla violenza del genitore. Qui ha principio la tragedia.
Guido nascosto fra quelle tombe tiene vari patetici colloqui con Ricciarda. Guelfo per impedire che la figliuola si congiunga a Guido la destina moglie al Conte di Brettagna, e vuol che sulla tomba della madre giuri odio a Guido. Ricciarda promette bensì con giuramento di non diventar moglie di costui, ma rigetta ogni altro vincolo coniugale. Il padre si infuria sempre più allorquando scorge nelle mani della figlia un pugnale, che egli stesso aveva un giorno dato a Guido: vuol sapere da Ricciarda ove costui stia celato, perchè da lui solamente potè venire quel pugnale. La figliuola confessa di averlo ricevuto dall'amante non già a danno, ma a sicurezza del genitore. Guelfo si precipita allor fra i sepolcri e con voce terribile va gridando che o Guido esca e si manifesti, o Ricciarda morrà: Guido compare ed offre il petto a Guelfo; costui lo ferisce, ma leggermente, perchè Ricciarda gli trattiene il braccio. Giunge intanto Averardo, che dato l'assalto a Salerno vi era entrato vincitore: egli offre e vita e regno al vinto fratello; ma Guelfo dopo un orrendo augurio scanna prima la figliuola, e poi se medesimo.
In mezzo a molte bellezze la Ricciarda è una di quelle tragedie che fanno inorridire, mostrandoci un padre snaturato che uccide la propria figliuola; onde molti hanno veduto in Foscolo ed in tutti i suoi scritti la tendenza istessa che aveva lord Byron a mettere in luce i più grandi scellerati, ed a formarne come degli eroi. "Uomo singolare (così un Critico parlava allo stesso Foscolo), abbiamo letta la tua Ricciarda: essa è degna di te; ma perchè ti ostini a rinserrare il tuo ingegno in un cerchio d'afflizioni e di miserie? Le Lettere di Iacopo Ortis, i Sepolcri, la nuova Tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce funerea. Ricordati che i tuoi lettori son uomini, e che il cuore umano si conforta di migliori affezioni. Cessa una volta di dipingere il delitto con troppo seducenti colori; la gioventù italiana legge avidamente i tuoi scritti, e le tue lettere le hanno fatto un danno gravissimo. Anche la Ricciarda non è affatto innocente" (I).
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Che se non esitiamo a dichiarare essere soggetti di altissime tragedie quegli avvenimenti che la storia d'Italia ha somministrati agli scrittori drammatici di cui abbiamo fatto cenno, non dubitiamo altresì di affermare che mal si appose Silvio Pellico trasportando sulle scene i casi di Francesca da Rimini con sì vivi ed affettuosi colori dipinti dal Dante. Noi possiamo ben compiangere questa donna confinata in una bolgia infernale pe' suoi amori incestuosi, ma inorridiamo nel veder dipinti sulle scene questi stessi colpevoli amori tra Francesca ed il cognato Paolo. Quando poi l'autore dipinge il marito Lanciotto che scopre queste fiamme incestuose (Atto IV), noi siamo d'avviso con un giornalista, che dovrebbe aver termine il dramma; così come la Fedra di Racine finisce coll'uccisione di essa tostochè Teseo ha contezza dell'amore che ella ha concepito per Ippolito. Ripugna poi al carattere veemente della gelosia nel medio evo il supporre che Lanciotto possa spendere un intero Atto nel garrire; che in mezzo all'onta ed allo sdegno si contenti di lasciar partire Francesca; e che tenga il fratello e rivale Paolo circondato dalle guardie perchè non possa più rivedere Francesca. Aggiungasi, dice il citato Critico, che il magnanimo ed affettuoso carattere di Paolo, quello così tenero, così amabile di Francesca, congiunti alla propensione che si ha per gli amanti, fanno sì che in quest'Atto lo spettatore si commova in lor favore, ad onta che sieno colpevoli, e prenda viva pietà di essi, mirando quasi di mal occhio il marito Lanciotto (I). Nè più avventuroso ci parve il Pellico nella scelta dell'argomento di un'altra tragedia intitolata Eufemio di Messina. È questo il nome di quello sciagurato Siciliano che chiamò i Saraceni nella patria sua isola, e fu causa che si piantasse in vicinanza dell'Etna il vessillo della Luna crescente. Molti però sono i pregi tanto di stile quanto di concetti che risplendono nella Francesca e nell'Eufemio.
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(I) Ricciarda, Tragedia di Ugo Foscolo dedicata al nobile tomo lord John Russel. Londra, 1820.
(I) Bibl. Ital. Tom. XX, pag. 321.
(I) Lo Spettatore. Tom. X, pag. 297.